Il Motu proprio 8 settembre 2015

Con il Motu Proprio di Sua Santità Papa Francesco, intitolato Mite Giudice Signore Gesù (Mitis Iudex Dominus Iesus) dell’8 settembre 2015, è stata introdotta la riforma del processo di nullità del matrimonio canonico nel Codice di Diritto Canonico (il cosiddetto “annullamento” del matrimonio), che entrerà in vigore l’8 dicembre 2015. Le norme che più interessano i fedeli sono certamente quelle che aboliscono l’obbligo, priva vigente, di ottenere due decisioni affermative, ovvero una sentenza di primo grado che dichiarasse la nullità ed un decreto, emesso dal Tribunale Ecclesiastico di Appello, che la confermasse. Il Tribunale di appello poteva invece rimettere la causa in istruttoria, cioè riaprire il processo, e decidere o di confermare la sentenza affermativa con una nuova sentenza, o di riformare la sentenza affermativa, dichiarando che non constava della nullità del matrimonio. In questo caso, era necessario, per ottenere la dichiarazione di nullità, fare appello alla Rota Romana.

Dall’8 dicembre 2015 non sarà più così.


Il  canone 1679 del Codice di Diritto Canonico infatti, nella sua nuova formulazione, prevede  che sia sufficiente una sola sentenza che dichiari la nullità per concludere il processo ( e quindi passare a nuove nozze). Non sarà quindi necessario un ulteriore esame ed una ulteriore ratifica. La norma peraltro si applicherà a tutte le sentenze che verranno pubblicate (rese note ufficialmente) dopo l’8 dicembre 2015, quindi varrà anche per i  processi già iniziati col “vecchio” rito (procedimento) ma non ancora decisi con sentenza.Rimane salvo ovviamente il diritto all’appello dell’altro coniuge o del Difensore del Vincolo (o del Promotore di Giustizia).


Anche in caso di appello, tuttavia, qualora esso venga ritenuto manifestamente dilatorio (privo di argomenti o usato strumentalmente per allungare i tempi della decisione), il Tribunale d’Appello provvederà a confermare la prima sentenza affermativa con decreto.

L’abolizione della necessità di due sentenze affermative ( la cosiddetta “doppia conforme”) riduce notevolmente la durata del processo, auspicabilmente entro un anno. Oltre alla velocizzazione del processo, si è guardato anche alla sua semplificazione sotto l’aspetto delle prove.


Nello spirito di una rinnovata fiducia nella sincerità di chi si affida al giudizio del Tribunale Ecclesiastico, infatti, le confessioni e le dichiarazioni delle Parti del processo (i coniugi) possono fare piena prova della nullità, ricorrendo eventuali testi di credibilità (di solito sacerdoti che conoscono le Parti e possono giurare sulla loro sincerità) ed altri indizi ed ammennicoli, ovvero non prove vere e proprie, ma elementi accessori (can.1678 § 1).

Infine, per venire incontro anche all’esigenza di una rapida trattazione possibilmente vicina al luogo dove risiede il fedele che intenda promuovere la causa di nullità, sono state semplificate le regole di competenza per territorio dei Tribunali ecclesiastici.


Il Processo più breve davanti al Vescovo


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Verona
Via Pietro Sgulmero