Chiesa e pedofilia: gli ultimi aggiornamenti

L
a pedofilia nella Chiesa è un argomento che giustamente brucia (più i credenti che gli altri), ma vi è una diffusa disinformazione. Nella Chiesa non ci sono più pedofili che in qualsiasi altra realtà umana, anzi ve ne sono meno (in 9 anni sono 300 i casi di pedofilia, nel mondo, sottoposti a processo, su 3000 denunce; i sacerdoti e religiosi nel mondo sono 400.000). Certo, un prete pedofilo (ne basta uno) getta una macchia infamante. Affronto questa questione per sommi capi (sarò grato se mi verranno indicate inesattezze).

L’accusa di pedofilia è facilissima da muovere e da essa è difficilissimo difendersi. E’ facile da fare perché chiunque prova l’impulso di accarezzare un bambino, il che – ad occhi malevoli – viene visto come segno di pedofilia. Può essere fatta per eliminare un prete scomodo: scomodo perché troppo progressista o troppo tradizionalista, perché lotta contro la mafia e la camorra (è successo). Infine denunce per futili motivi o per ripicche personali. Se infondata, l’accusa di pedofilia significa, semplicemente, la rovina di una persona. Negli USA, le cause per pedofilia sono la maggioranza: sono un business milionario per gli avvocati, alcuni dei quali si fanno pubblicità così: “Volete diventare milionari? Iscrivete vostro figlio ad una scuola cattolica”. E’ poi difficilissimo difendersi da questa accusa perché – giuridicamente – non è ammessa la prova negativa: come faccio a dimostrare di non essere un pedofilo? Ma vediamo, nel caso di un vero prete pedofilo, cosa può fare “La Chiesa”.

I
primi titolari del diritto (e dovere) di denuncia sono i genitori; supponiamo però che si rivolgano per primo al Vescovo anziché andare dai Carabinieri. Cosa può fare il Vescovo? Per lo Stato è un privato cittadino: non ha il dovere giuridico di denunciare all’Autorità giudiziaria. Sono comunque tenuti ad invitare i genitori a sporgere denuncia. Se il vescovo denuncia, può essere querelato per calunnia. In sede canonica, deve istruire una sua indagine. Lo deve fare attraverso il promotore di giustizia (il pubblico ministero), comunque sempre di privati si tratta, quindi senza i poteri e gli strumenti dello Stato. Potrebbe sentire i genitori, testimoni, verificarne la credibilità; si pone il problema dell’ascolto del minore, questione delicatissima anche nei processi civili. L’ascolto del minore può avvenire solo col consenso dei genitori e va fatto – secondo me – attraverso uno psicologo o uno psichiatra infantile, in quanto i bambini possono dare della realtà una rappresentazione che non è falsa, non mentono, ma è la “loro realtà”, che può non corrispondere con la realtà oggettiva. Infine questa indagine può compromettere ed interferire con l’eventuale futura causa penale statale. La Chiesa poi può irrogare solo pene canoniche, fino alla pena massima che è la dimissione dallo stato clericale (lo “spretamento”).

Il Codice di Diritto Canonico del 1917, can.2359 § 2, puniva gravemente il pedofilo, comminandogli anche la sanzione dell’ “infamia” (privazione di ogni stipendio o pensione ecclesiastica, perdita di qualsiasi ufficio ecclesiastico etc..), fino alla deposizione; nel 1922 il Sant’Uffizio legiferava contro il “crimen pessimum”; nel Codice del 1983, il can.1395 § 2 sanziona il crimine fino alla dimissione dalla stato clericale; nel 2001 con la Lettera Apostolica Sacramentorum Sanctitatis Tutela si considera pedofilo chi agisce contro il minore di anni diciotto, la prescrizione decorre da quando il minore compie 18 anni; nel 2010 Papa Benedetto XVI modificava la disciplina, portando la prescrizione da dieci a venti anni, con facoltà di deroga (a tempi più lunghi), il tribunale può essere composto da laici, si può procedere per decreto, senza processo giudiziale, e si può presentare domanda direttamente al Papa, per la dimissione dallo stato clericale; la condanna per reati contro il minore viene estesa al caso del maggiorenne con problemi mentali; si introduce il reato di possesso di materiale pedo-pornografico. Nel 2014 viene istituita la Pontificia Commissione per i Minori ed il 10.6.2015 Papa Francesco ha approvato la proposta di punire i Vescovi che non procedano, in via canonica, sulle denunce.

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