Le cause di nullità canonica ed il loro rapporto con l’ordinamento civile. Il caso dell’Italia
Su questo argomento le idee correnti sono abbastanza confuse. La sentenza canonica definitiva che dichiara la nullità del matrimonio non ha di per sé valore per lo Stato. Essa è una sentenza resa da un ordinamento giuridico diverso da quello italiano, ma non può essere considerata semplicemente una sentenza straniera (disciplinata quindi dalla legge 218 del 1995) in quanto i tribunali della Chiesa e quelli dello stato italiano convivono nello stesso territorio. Inoltre vi sono differenze normative sostanziali che derivano dai particolari rapporti giuridici fra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano (cfr.Legge 25 marzo 1985 n.121).


Quindi la sentenza di nullità canonica non può avere alcun rilievo per lo Stato se prima non passa attraverso un procedimento, detto di delibazione, destinato ad attribuire efficacia alla sentenza di nullità canonica anche per lo Stato. In sostanza, si tratta di un controllo che lo Stato Italiano opera sulla sentenza canonica per valutare se siano stati rispettati i principi giuridici fondamentali dello stato. Proprio per questo motivo non tutte le sentenze di nullità possono essere delibate (cfr. Cass.Sezioni Unite 6 dicembre 1985 n.6128). Nel caso in cui la delibazione sia possibile, la sentenza della Corte d’Appello competente rende esecutiva la nullità anche per lo Stato italiano con la conseguenza che, anche per lo Stato italiano il matrimonio non è mai esistito. Questo in nessun modo può intaccare i diritti dei figli nati dal matrimonio; la parte più economicamente più debole e che comunque abbia ignorato incolpevolmente i motivi di nullità trova tutela nelle disposizioni del codice civile (cfr.art.129 e 129-bis cod.civ.).


Recentemente, la Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che, se il matrimonio ha avuto una durata superiore ai tre anni, la causa di nullità non può essere delibata. Facendo un passo indietro, abbiamo detto che le cause di nullità canonica sono cause che non hanno valore per lo stato se non nel momento in cui questi le abbia fatte proprie attraverso il giudizio di delibazione (cfr. Cassazione civile , sez. I, 19 settembre 2001, n. 11751). Del pari, le cause di separazione o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (divorzio) sono irrilevanti per la Chiesa. Da ciò derivano alcune importanti conseguenze.

La causa di nullità canonica infatti può essere intrapresa in qualsiasi momento, anche prima (o durante) della causa di separazione o di divorzio, che potranno quindi seguire la loro strada. Solo quando la sentenza dei Tribunali ecclesiastici sia divenuta definitiva, sia stata quindi resa esecutiva e sia stata delibata con sentenza passata in giudicato acquista rilevanza per lo Stato.
In questo caso la causa di separazione e quella di divorzio, se ancora pendenti, vengono a cadere in quanto il matrimonio non è mai esistito per lo Stato italiano.

Se la sentenza di nullità interviene e viene delibata dopo il divorzio, – e questo è ciò che più conta in questa sede – rimangono ferme le statuizioni economiche intervenute tra le parti e contenute nella sentenza di divorzio divenuta definitiva prima della sentenza definitiva di delibazione. Questo almeno secondo la giurisprudenza della Cassazione (cfr. Cassazione Sez.I, Sent.16 gennaio-23 marzo 2001 n.4202; Cassazione civile, sez. I, 04 marzo 2005, n. 4795). Inutile aggiungere che parte della dottrina non è d’accordo (cfr.ex pluribus A. Finocchiaro, In assenza di una sentenza italiana sulla validità cade il presupposto per l’attribuzione del beneficio, Guida al Diritto il Sole24ore 22 [2001] 53-54).

Diverso infine è il caso in cui la sentenza civile abbia deciso sulla validità del matrimonio. Qui pero’ apriremmo una nuova pagina di grande complessità e scarso interesse.



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