Per quanto riguarda il modo di procedere nella causa di nullità, va detto che, stante la delicata natura della causa, i Tribunali ecclesiastici cercano di essere il meno invasivi possibile, di evitare di accendere gli animi e di portare quanta più serenità sia in potere del Giudice alle parti ( i coniugi) ed a coloro che depongono dinanzi al Tribunale. In pratica, le udienze – che non sono pubbliche – si svolgono alla presenza di un solo Giudice e del notaio ecclesiastico (che si occupa della verbalizzazione).

La parte compare da sola accompagnata – se vuole – dal suo avvocato ed ha ampio modo di esporre serenamente le proprie ragioni e motivazioni, certa di trovare un giudice che è prima di tutto interessato non certo a distribuire giudizi di “colpa” o “merito” sul matrimonio, ma ad accertare la verità. Le parti (i coniugi) vengono normalmente sentiti separatamente (di solito in giorni diversi) e l’interrogatorio verte su quegli argomenti che servono al Giudice per farsi un quadro preciso circa la realtà matrimoniale che gli viene presentata.

Non ci saranno, quindi, se non in casi particolari, domande imbarazzanti o su argomenti delicati, salvo che ciò non si renda assolutamente necessario per chiarire la verità. Per fare un esempio, è chiaro che chi afferma essere nullo il proprio matrimonio per impotenza propria o del coniuge dovrà essere sentito su questo delicato problema, ma ciò avverrà nel modo più appropriato e più rispettoso della sensibilità e della dignità delle persone.

Gli atti del processo non vengono materialmente consegnati alle parti, ma esse possono solamente prenderne visione. Anche la sentenza è strutturata in modo da tutelare il più possibile la riservatezza e la buona fama delle persone, fermo restando il diritto di conoscerne il contenuto e fatti salvi i diritti di difesa.


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