Si tratta di una vera e propria innovazione. In pratica il processo di nullità può essere  affidato al Vescovo, se ricorrono due condizioni:

  1. la domanda di nullità viene proposta insieme dai due coniugi o da uno solo di essi col consenso dell’altro;
  2. ricorrono circostanze di fatti e di  persone, sostenute da testimonianze o documenti, che non richiedano una inchiesta o una istruzione più accurata, e rendano manifesta la nullità.

 

Nelle Regole Procedurali annesse al Motu proprio, Art.14 § 1, vengono indicate quali sono le circostanze che consentono di trattare la causa con il processo breve. Non sono nuovi motivi di nullità, ma fatti particolarmente gravi e significativi che, come del resto avveniva anche in passato, sorreggono la prova della nullità del matrimonio:

– la mancanza di fede, che può portare alla simulazione del consenso (cioè il caso di chi abbia escluso, sposandosi, di essere fedele al coniuge, oppure di essere disponibile ad avere figli, o di rimanere unito al coniuge per tutta la vita o infine di cercare il bene dell’altro coniuge, di creare cioè una vera comunità di vita e di amore) o all’errore;


– la brevità della convivenza coniugale;

  • l’aborto procurato per impedire la procreazione;
  • l’ostinata permanenza in una relazione extraconiugale al tempo delle nozze o in un tempo immediatamente successivo;
  • l’occultamento doloso (in mala fede) della sterilità o di una grave malattia contagiosa (si pensi all’Aids, alla sifilide, all’epatite, etc…);
  • l’occultamento  di figli nati al di fuori da una precedente relazione;
  • l’occultamento di una carcerazione;
  • causa del matrimonio del tutto estranea alla vita coniugale (per esempio per ottenere la cittadinanza) oppure il matrimonio contratto esclusivamente per la gravidanza imprevista nella donna;
  • la violenza fisica per estorcere il consenso al matrimonio;
  • la mancanza di uso di ragione, comprovati da documentazione medica.

Se si è in presenza di queste circostanze, presentato il ricorso introduttivo della causa (il libello), viene fissata non oltre trenta giorni dopo una sola sessione in cui vengono raccolte le prove, in forma molto semplificata, concedendosi poi quindici giorni per le osservazioni in favore  del vincolo e le difese delle parti. Una volta ricevuti gli atti, il Vescovo, previa consultazione con l’istruttore (il Giudice incaricato della raccolta delle prove) e l’assessore (un esperto), valutati gli atti e le difese, emana la sentenza. Altrimenti rimette la causa al giudizio ordinario. Anche qui è possibile l’appello.


Ci si attende quindi che il tutto si concluda nell’arco di pochissimo tempo, poco più di un mese – due.

Celerità, semplicità, fiducia nelle persone e misericordia sono i principi su cui si basa la riforma, che auspica anche la gratuità delle cause matrimoniali, fatta salva la giusta retribuzione di chi opera nei Tribunali Ecclesiastici.



Tutto questo non modifica  il principio di indissolubilità del matrimonio, né la: “Necessità di tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo” (MP, 8.09.2015); proprio per questo è stata mantenuto il carattere di processo giudiziale. E’ quindi del tutto inammissibile parlare di “divorzio cattolico”, come affermato improvvidamente da alcuni, così come è improprio parlare di “annullamento” (Il matrimonio non “si annulla”: o è valido e quindi indissolubile, oppure è nullo e lo si dichiara nullo: non è mai esistito; tecnicamente si annulla un atto che è esistito, ma viene dichiarato invalido pur essendo venuto in essere). Se si è fatto uso del termine “annullamento”, del che ci scusiamo, è perché è il termine  che viene usato – impropriamente – dalla stragrande maggioranza dei fedeli e quindi maggiormente comprensibile.

Non crediamo poi utile soffermarci sugli aspetti tecnici della riforma, sia perché il presente vuole essere solo un modestissimo e sommario contributo informativo, sia perché si attendono chiarimenti, come è logico che sia per tutte le riforme di legge.


Aggiungiamo che, lo stesso giorno dell8 settembre 2015, è stato pubblicato un altro Motu Proprio “Mitis et Misericors Iesus“, che riguarda le modifiche al processo di nullità per le Chiese Cattoliche Orientali,  che sostanzialmente adotta anche per esse i medesimi criteri.


Di seguito, il link alla pagina in cui si possono trovare i testi completi dei due provvedimenti.

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio.index.html


Diritto Civileinvito2016


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