La procedura stragiudiziale più semplice è in effetti quella sopra descritta: si scrive al debitore chiedendo il pagamento e se questi paga, la procedura finisce. Naturalmente, l’assistenza di un legale è opportuna per valutare la fondatezza del credito che si vanta, la tempistica per non far cadere in prescrizione il credito, la redazione in debita forma della messa in mora e del calcolo dell’effettivo dovuto, anche in relazione alla natura del credito e del creditore (se è imprenditore o meno, come visto sopra, etc…).

Per quanto riguarda la procedura giudiziale di recupero del credito, ci sono due strade: quella del giudizio ordinario, una causa vera e propria cioè, e quella del decreto ingiuntivo.


Partendo…dalla seconda, essa è praticabile quando il credito è certo, liquido ed esigibile. In pratica deve trattarsi di una somma liquida di denaro (o di determinata quantità di cose fungibili) o della consegna di una cosa mobile determinata. Del credito va data prova scritta, oppure deve trattarsi di onorari per prestazioni giudiziali, stragiudiziali o spese, fatte da avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziali o da chiunque altro ha prestato la sua opera in un processo. Infine può essere usata per gli onorari dei notai, o altri liberi professionisti per i quali esiste una tariffa legalmente approvata. Prove scritte, per tutti, sono le polizze, le promesse unilaterali per scrittura privata, i telegrammi e – per gli imprenditori – gli estratti autentici (da un notaio o da un pubblico ufficiale) delle scritture contabili, purché regolarmente tenute a norma di legge. I liberi professionisti devono esibire una parcella approvata dal competente Ordine professionale, salvo non vi siano tariffe obbligatorie. Un volta raccolta la prova, si redige un ricorso e si deposita presso il Giudice competente, il quale – verificata la sussistenza dei requisiti – emette un decreto ingiuntivo, un ordine cioè di pagare la somma richiesta, oltre interessi, spese, ed onorari di avvocato con accessori, entro quaranta giorni dalla notifica (la comunicazione in forma legale del decreto). Se il debitore non paga, il decreto diviene esecutivo e si può procedere ad esecuzione forzata sui beni del debitore, pignorandoli. Il decreto ingiuntivo, in casi particolari (se fondato su assegno bancario, cambiale, atto ricevuto da notaio o pubblico ufficiale) può essere provvisoriamente esecutivo, può cioè consentire di procedere senza attesa sui beni del debitore. In entrambi i casi, prima di procedere col pignoramento, si deve notificare anche un atto di precetto, ovvero l’intimazione a pagare entro dieci giorni dalla notifica. Il debitore, che riceva il decreto ingiuntivo, sia esso esecutivo o meno, può fare opposizione al decreto, nel termine di quaranta giorni dalla notifica, facendo iniziare un vero e proprio processo “a cognizione piena”, cioè non ci si limita a verificare l’esistenza della documentazione sopra descritta, ma si valuta e si decide se il credito sia veramente esistente oppure non sia, per esempio, già prescritto, o pagato oppure se il debitore vanta anch’egli un credito nei confronti di chi gli ha notificato il decreto ingiuntivo. Ci potranno esser quindi prove documentali, testimoniali, perizie. Il punto critico è l’eventuale revoca della provvisoria esecuzione concessa al decreto, o – per il debitore che si opponga senza fornire prova scritta delle sue ragioni – la concessione della provvisoria esecutività al decreto che prima era stato emesso senza l’autorizzazione ad agire in via esecutiva (pignoramento).

Il recupero del credito (3)



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