La causa (Cann.1671-1692 Codice Diritto Canonico).

Premetto che si tratta di un riassunto elementare per i non addetti ai lavori. Esso non ha alcuna pretesa di precisione, nemmeno terminologica, né di esaustività, ma ambisce solamente a fornire ai profani della materia una “mappa” del cammino che attende chi inizia una causa di nullità. I colleghi canonisti comprendano e perdonino.


Ancora una premessa, di carattere generale. Oggetto della causa di nullità è l’accertamento della verità. E’ quindi opportuno, prima di intraprendere questa ricerca, e quindi di introdurre la causa, valutare attentamente se vi siano o meno elementi fondati che portino a concludere che il matrimonio sia nullo. Ciò premesso, possiamo certamente iniziare.

Competente a conoscere della nullità matrimoniale è, in primo grado, il Tribunale del luogo dove si è contratto matrimonio. In determinati casi la competenza può essere del Tribunale del luogo di residenza dell’attore ( di chi cioè inizia la causa) o del convenuto (di chi subisce la causa) o del Tribunale del luogo dove si trovano la maggior parte delle prove. In casi particolari può essere chiesto lo spostamento di competenza alla Segnatura Apostolica.


La causa inizia con un atto scritto (il libello) in cui la persona (detta Parte in causa) che reputa nullo il proprio matrimonio espone succintamente i motivi che portano a tale conclusione. Il libello può essere presentato da uno solo dei coniugi o da tutti e due insieme. Il libello viene depositato presso la cancelleria del Tribunale insieme alla documentazione necessaria. Il Tribunale, una volta costituito, decide quindi se ammettere il libello, se cioè vi sia un minimo di fondatezza nella domanda, e dispone che si dia inizio all’istruttoria, vale a dire la fase di raccolta delle prove. Vengono quindi convocate le parti (i coniugi) davanti al Tribunale per essere interrogati sui fatti rilevanti ai fini dell’accertamento della nullità per quel determinato “capo”. Si procede poi all’audizione dei testimoni e – solo nei casi espressamente previsti (impotenza e questioni psicologiche) – viene disposta una perizia.


Esaurita la fase istruttoria, il Tribunale invita le parti a svolgere le proprie difese per iscritto tramite i loro avvocati. Terminata la discussione della causa, questa viene trattenuta a decisione dal Tribunale, che si pronuncia in composizione collegiale. Vi è da precisare che partecipa necessariamente alla causa anche il Difensore del Vincolo, ovvero l’ufficiale del Tribunale che deve obbligatoriamente addurre tutti gli elementi ragionevoli per difendere la validità del matrimonio. Se il Tribunale emette sentenza favorevole alla nullità (la sentenza si dice “affermativa”) la causa diviene esecutiva dopo quindici giorni, se nessuno propone appello ed il processo quindi si conclude. Ciò significa che per la Chiesa quel matrimonio non è mai esistito e pertanto i coniugi potranno passare a nuove nozze.

Nel caso di appello, il Tribunale d’Appello valuterà per prima cosa se l’appello ha fondamento o è fatto solo per motivi defadigatori ( per perdere tempo). In quest’ultimo caso, confermerà la sentenza affermativa, che ha deciso la nullità del matrimonio. Nel caso in cui invece l’appello sia ritenuto giustificato, si aprirà una nuova fase istruttoria al termine della quale si avrà una nuova sentenza. Se questa dichiarerà nullo il matrimonio, si chiude il processo, diversamente si dovrà fare appello in terzo grado.
L’appello può essere proposto o dinanzi al Tribunale Ecclesiastico competente oppure direttamente alla Rota Romana.

Ovviamente, quella tratteggiata è la strada consueta del processo di nullità. Possono infatti verificarsi varie altre ipotesi, ma è comunque ovvio che eventuali problematiche giuridiche insorte nel corso del giudizio di nullità saranno di pertinenza dell’avvocato, il quale dovrà consigliare la parte sulla migliore strada da scegliere per arrivare alla verità. E’ questo, infatti, il peculiare oggetto delle cause di nullità. Giungere a conoscere, per quanto possibile, la verità sul proprio matrimonio. Ciò significa – a volte – dover prendere atto che il proprio matrimonio, per quanto breve o infelice sia stato, non è nullo e dover convivere con questa consapevolezza. Non vi è infatti un “dirittto” alla sentenza di nullità, ma solo il diritto di rivolgersi al Tribunale per accertare la verità. Compito dell’avvocato sarà quindi anche quello di esaminare attentamente la questione prima di introdurre la causa, verificare se vi sia un fondamento di verità e se su di esso sia possibile raggiungere la prova. Introdurre o portare avanti una causa di nullità infondata o senza alcuna possibilità di successo è – a mio sommesso parere – un comportamento grave.

[1] Si veda l’allocuzione del Pontefice Emerito, Sua Santità Benedetto XVI alla Rota Romana del 27 gennaio 2007.



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