Per quanto attiene la durata del processo, la normativa è stata radicalmente mutata dopo il Motu Proprio del Romano Pontefice dell’8 settembre 2015. Si è infatti previsto che, qualora il Tribunale di primo grado, il primo cioè cui ci si è rivolti, dichiari che il matrimonio è nullo, se nessuno propone appello contro la sentenza (l’altro coniuge o il difensore del vincolo) la sentenza diventa esecutiva, cioè si può passare a nuove nozze.

l'Orologio di Santa Maria della Scala, Siena (da Wikipedia)

Il tempo non dovrebbe andare oltre l’anno. La causa di nullità è un vero e proprio giudizio in cui si indaga sulla validità o meno del matrimonio, che deve essere istruita attraverso l’ascolto delle parti e dei testimoni e – in casi specifici – anche con perizie; come dicevamo nelle premesse si tratta quindi una procedura ben diversa dai casi di separazione consensuale o di divorzio congiunto, in cui il Tribunale civile prende atto della comune volontà di sciogliere il matrimonio.

E’ stato introdotto anche il Processo più breve davanti al Vescovo, di durata di poche settimane, che richiede però che la causa sia proposta dai due coniugi insieme, o da uno senza l’opposizione dell’altro, e che vi siano prove certe della nullità del matrimonio. In questo caso il Vescovo, dopo una sola udienza di prove, decide e la sentenza che dichiara la nullità diviene esecutiva, sempre se non viene appellata. Se il Vescovo tiene di non poter decidere sulla nullità rimette la causa al giudizio ordinario.

Risulta quindi ingeneroso, e fondamentalmente non corretto, accusare di lentezza la giustizia ecclesiastica.


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