Una parentesi : il matrimonio rato e non consumato

Il matrimonio è per la Chiesa Cattolica indissolubile. Vale a dire che se il matrimonio è valido sia nella sostanza che nella forma non può essere sciolto da nessuna potestà umana. La causa di nullità, infatti, non mira a sciogliere un matrimonio valido, ma ad accertare e dichiarare che quel matrimonio non è mai esistito. Vi è tuttavia un caso particolare in cui il matrimonio, pure valido, non è stato consumato, cioè i coniugi non hanno posto in essere la copula coniugale, ovvero quando gli sposi non: “hanno compiuto tra loro, in modo umano, l’atto coniugale per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura, e per il quale i coniugi divengono una sola carne” (can.1061 CIC). In questo caso, in virtù della sua potestà vicaria di Cristo, il Romano Pontefice può dispensare i coniugi dal vincolo di un matrimonio che, pur essendo astrattamente valido, non si è perfezionato con la consumazione. Deve poi sussistere una giusta causa per ottenere la dispensa.

Il procedimento è diverso da quello delle cause di nullità. E’ infatti una procedura di tipo amministrativo che viene istruita dal Vescovo diocesano, che si avvale del suo Tribunale, il quale, effettuati gli accertamenti necessari per valutare se vi sia stata o meno consumazione del matrimonio, trasmette gli atti al Romano Pontefice per la dispensa, passando per Rota Romana. Il procedimento è coperto dal segreto istruttorio e la prova della mancata consumazione viene data attraverso l’argomentum phisicum(l’esame medico), l’argomentum morale (le deposizioni delle parti e dei testi) oppure provando che i coniugi dopo la celebrazione non sono mai stati da soli (per coacta tempora). Sempre per garantire il rispetto delle persone, l’accertamento medico può essere omesso quando emerga in maniera incontrovertibile che il matrimonio non fu consumato (cfr.lettera circolare della Congregazione dei Sacramenti del 20 dicembre 1986).

La dispensa dal matrimonio rato e non consumato è un atto proprio ed esclusivo del Romano Pontefice, una grazia che viene considerata dallo stato italiano un atto amministrativo e che quindi non ha alcuna possibilità di essere fatta valere nell’ordinamento giuridico italiano. Peraltro, la legge 1 dicembre 1970, n.898, (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio) la legge sul divorzio, per essere chiari, all’art.3 n.2, lettera f prevede che “Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere domandato da uno dei coniugi…nei casi in cui il matrimonio non è stato consumato”. E’ quindi possibile ottenere una sentenza civile che pronunci lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili per lo stato italiano, per inconsumazione, ed una separata pronuncia di dispensa per matrimonio rato e non consumato da parte del Romano Pontefice.


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